CCNL 2025-2027 ISTRUZIONE E RICERCA

Aumenti, arretrati e impatto reale sugli stipendi di docenti e ATA

02 Aprile 2026
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L’ipotesi di Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto “Istruzione e Ricerca” per il triennio 2025-2027, nella sua parte economica, rappresenta un passaggio atteso da anni da tutto il personale della scuola. Dopo un lungo periodo caratterizzato da inflazione elevata e perdita del potere d’acquisto, l’attenzione si concentra inevitabilmente sugli aumenti stipendiali e sugli arretrati maturati.

Le tabelle allegate consentono finalmente una lettura concreta delle cifre: non più percentuali astratte, ma importi reali che incidono – seppur in misura limitata – sulle buste paga di docenti e personale ATA.

 

DOCENTI

Aumenti: quanto si guadagna davvero

Dalla lettura della tabella docenti emerge un dato immediatamente evidente: gli aumenti sono strutturati in modo progressivo, con una crescita distribuita tra il 2025, il 2026 e il 2027, anno in cui si raggiunge il regime.

L’incremento non è uniforme, ma varia in base all’anzianità di servizio. Questo significa che il sistema continua a essere fortemente legato alla progressione per scatti, senza introdurre elementi innovativi nella struttura retributiva.

Nel concreto, a regime (2027), si registrano incrementi mensili lordi che:

  • partono da circa 115 euro per i docenti infanzia e primaria con minore anzianità (0-8 anni)
  • salgono progressivamente fino a circa 180-190 euro per le fasce più alte della secondaria di secondo grado (oltre 35 anni)

A questi importi si aggiunge una piccola quota legata alla Retribuzione Professionale Docente (RPD), aumentata dal 2027 e pari a pochi euro mensili (circa 5–8 euro), che incide in modo marginale sull’incremento complessivo.

Se però si passa dal lordo al netto – elemento fondamentale per comprendere l’impatto reale – gli aumenti risultano sensibilmente ridimensionati. In molti casi si tradurranno in incrementi effettivi tra i 60 e i 100 euro netti mensili, cifre che, nel contesto economico attuale, appaiono insufficienti a compensare l’aumento del costo della vita.

 

Arretrati: una compensazione parziale

Un elemento che attira particolare attenzione è quello degli arretrati. Le tabelle indicano che, ipotizzando il pagamento a luglio 2026, i docenti percepiranno importi variabili:

  • da circa 700 euro lordi per le fascia iniziale docenti scuola infanzia e primaria
  • fino a circa 1.200 euro per le fascia più alta dei docenti scuola secondaria di secondo grado

Questi arretrati derivano dalla somma di più componenti:

  • le differenze stipendiali maturate nel corso del 2025
  • le differenze relative ai primi sei mesi del 2026
  • l’Indennità di Vacanza Contrattuale già corrisposta, che viene di fatto “riassorbita”

È importante sottolineare che si tratta di somme lorde una tantum, che non incidono strutturalmente sullo stipendio futuro.

 

Una lettura critica: cosa non cambia

Se si osservano i dati con attenzione, emergono alcune criticità di fondo.

La prima riguarda la mancata compensazione dell’inflazione. Negli ultimi anni il potere d’acquisto degli stipendi dei docenti è stato fortemente eroso. Gli aumenti previsti dal contratto, pur rappresentando un recupero parziale, non colmano il divario accumulato.

La seconda riguarda la struttura retributiva, che resta sostanzialmente immutata. Non si interviene in modo significativo sulla valorizzazione della professione docente, né si introducono meccanismi capaci di riconoscere in modo più incisivo il lavoro svolto.

 

PERSONALE ATA

Aumenti e struttura delle retribuzioni

La situazione del personale ATA, come emerge dalla tabella dedicata, presenta alcune differenze rispetto a quella dei docenti, pur muovendosi nello stesso quadro generale.

Anche in questo caso gli aumenti sono progressivi e raggiungono il loro valore massimo nel 2027. Tuttavia, la struttura retributiva appare più articolata, grazie alla presenza di componenti accessorie specifiche.

Gli incrementi mensili lordi a regime risultano:

  • circa 85–110 euro per i collaboratori scolastici
  • circa 125–160 euro per gli operatori scolastici
  • circa 95-130 euro per assistenti amministrativi e tecnici
  • circa 125-195 euro per le figure apicali (funzionari ed elevata qualificazione)

A questi importi si aggiunge una piccola quota legata alla Compenso Individuale Accessorio (CIA), aumentata dal 2027 e pari a pochi euro mensili (circa 5–8 euro), che incide in modo marginale sull’incremento complessivo.

 

Arretrati e una tantum

Anche per il personale ATA sono previsti arretrati, con importi che oscillano:

  • tra circa 550 euro e oltre 1.250 euro lordi, a seconda del profilo e dell’anzianità

A questi si aggiunge una misura ulteriore: una “una tantum” di 110 euro, prevista per gennaio 2027.

Questa somma, tuttavia, ha una natura chiaramente non strutturale. Non incide sulla base stipendiale, né ha effetti sul trattamento pensionistico o sulle progressioni future.

 

 

 

UNA LETTURA COMPLESSIVA

Tra recupero parziale e limiti strutturali

Mettendo a confronto i dati relativi a docenti e ATA, emerge un quadro complesso ma coerente.

Da un lato, il contratto introduce finalmente aumenti attesi da tempo e consente di recuperare almeno in parte il terreno perso. Gli arretrati rappresentano una boccata d’ossigeno, soprattutto per chi si trova nelle fasce più alte.

Dall’altro lato, però, si evidenziano limiti strutturali che non possono essere ignorati.

Gli aumenti:

  • restano contenuti in termini reali
  • non compensano pienamente l’inflazione
  • non introducono una vera riforma del sistema retributivo

In particolare, continua a mancare una valorizzazione adeguata della funzione docente, che resta una delle meno retribuite nel panorama europeo a fronte di responsabilità crescenti.

 

CONCLUSIONI

Un contratto che non cambia davvero il sistema

Nel complesso, il CCNL 2025-2027 si presenta come un contratto che interviene sul piano economico senza incidere in modo significativo sulla struttura del sistema.

Gli aumenti ci sono, ma sono moderati. Le innovazioni sono limitate e non incidono sulla valorizzazione complessiva del personale.

Rimane quindi aperta una questione centrale: quella della necessità di un intervento più ampio e strutturale, capace di restituire dignità economica e riconoscimento professionale a tutto il personale della scuola.

In assenza di questo salto di qualità, il rischio è che anche questo contratto venga percepito come un’occasione mancata, utile a tamponare nell’immediato ma insufficiente a costruire una prospettiva di lungo periodo.





Allegati

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