IL PRIMO STOP ALLA RIFORMA DEI TECNICI

Si apre il tavolo tecnico

05 Maggio 2026
AREA STAMPA

Dopo lo stato di agitazione, ottenuta una prima tutela contro i soprannumerari.
Ora servono correzioni vere alla riforma, nell’interesse di docenti, ATA e studenti

A seguito dello stato di agitazione proclamato da CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS, Gilda degli Insegnanti e ANIEF contro le gravi criticità legate all’avvio della riforma dei percorsi di istruzione tecnica, l’incontro dell’8 aprile ha prodotto un primo risultato concreto: fermare almeno in parte gli effetti più pesanti sul personale e aprire finalmente un confronto sulle norme che regolano la riforma.

Il primo risultato riguarda un punto per noi irrinunciabile: nessun docente deve pagare il prezzo di una riforma costruita male. In vista dell’avvio dei nuovi percorsi dal 2026/2027, è stata confermata, nelle disposizioni sugli organici, la possibilità di costituire cattedre interne anche con orario inferiore alle 18 ore, come già indicato agli Uffici scolastici regionali. Questo significa una cosa molto chiara: tutela delle titolarità e stop ai perdenti posto.

È un risultato importante, ottenuto grazie alla pressione sindacale, che impedisce di scaricare sui docenti le conseguenze di scelte organizzative e normative che continuano a presentare forti elementi di criticità.

Il secondo punto riguarda l’apertura del confronto politico e tecnico sulla riforma. Per martedì 6 maggio alle ore 12 è stato convocato il primo incontro del tavolo ministeriale che dovrà affrontare la revisione  del  DL 144/2022. In quella sede dovranno essere affrontati senza ambiguità tutti i nodi emersi nella prima applicazione: quadri orari, assetto dei percorsi, sostenibilità organizzativa, tutela del personale e qualità dell’offerta formativa.

Per la Gilda degli Insegnanti, il 6 maggio non può essere una semplice riunione interlocutoria. Deve rappresentare l’avvio di una correzione vera della riforma degli istituti tecnici, nata dentro il quadro del PNRR, ma non per questo sottratta al dovere di essere rivista quando produce effetti penalizzanti per la scuola reale.

Lo diciamo con chiarezza: non è accettabile che una riforma venga calata sulle scuole senza tenere conto delle ricadute concrete su docenti, personale, organizzazione didattica e studenti. Se una norma genera precarietà, squilibri negli organici, incertezza sugli insegnamenti, riduzione del tempo scuola e difficoltà applicative, quella norma va modificata e/o cassata senza esitazioni.

La Gilda ribadisce che la tutela del personale non è materia negoziabile. Nessuna innovazione può tradursi in tagli mascherati, compressione delle cattedre o peggioramento delle condizioni di lavoro. Allo stesso modo, non è accettabile che gli studenti subiscano gli effetti di un impianto ancora fragile, confuso e bisognoso di correttivi strutturali.

Dopo la conciliazione seguita allo stato di agitazione, il sindacato ha scelto la strada del confronto per ottenere risultati concreti. Ma il confronto ha senso solo se produce cambiamenti reali. Non servono tavoli formali né impegni generici: servono atti, modifiche e garanzie precise.

Il primo passo è stato compiuto. Adesso bisogna andare fino in fondo: correggere la riforma, difendere il personale, tutelare la qualità della scuola pubblica.

 


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